Aggiornato il 2-03-2010
 

 

Osvaldo e Amalassunta

Un incontro impossibile. A Monte Vidon Corrado. >>

di Annarita Cipriani

 

EDITORIALE

Ritorno ai piccoli mondi


Ora che il mondo, anche nella percezione comune, si è fatto sempre più piccolo, unidimensionale, troppo facilmente percorribile e misurabile - insomma limitato - sentiamo la necessità d’invertire la rotta. Ritornare sui nostri passi appare, al punto cui siamo arrivati, oltre che salutare, indispensabile.

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«La nostra brama di consumo ha perduto ogni rapporto con i bisogni reali dell’uomo. Originariamente l’idea di consumare di più e meglio significava dare all’uomo una vita più facile e più soddisfacente. Il consumo era un mezzo per un fine: la felicità. Esso è ora diventato fine a se stesso» (Erich Fromm, da The sane society, Mondadori, 1955).

 

INTERVISTA A CLAUDIO MAGRIS

Il mio Mare


Professor Magris, sono curioso di sapere cos’è per lei l’Adriatico.
“Cherso e Lussino, con il loro arcipelago, si chiamano anche Absirtides, nati dal corpo di Absirto, il fratello di Medea ucciso da Giasone e gli Argonauti in fuga, che ritornavano con il Vello d’oro.
L’Adriatico è per me ‘il mare’, perché è su questa riva che ho conosciuto la grande apertura. Certo l’Adriatico è un mare molto piccolo, è la più piccola parte del Mediterraneo. Però questa apertura di Trieste ha avuto un grande ruolo. Golfo che si dischiude nella sua grandezza, un pezzo italiano un pezzo sloveno un pezzo croato. È una città in cui il mare è accessibile. Lo raggiungo in un quarto d’ora: tra maggio e novembre faccio il bagno ogni giorno. Mia mamma mi ci portava fin da bambino ed io ho sempre in mente questo senso dell’aperto, dell’abbandono, della felicità.
In fondo è qui che ho conosciuto quel senso del mare che dà l’idea che la vita - nonostante tutti i dolori, i naufragi, i disastri - ha una sua unità, un suo significato. Ecco perché per me è impensabile l’amore, l’eros, senza l’orizzonte marino.“ (…)
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«Per me è impensabile l’amore, l’eros, senza l’orizzonte marino»

 

 

 

 

 

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Claudio Magris fotografato a Trieste nel 2007 da Alessandro Giambartolomei

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Paciotto

 

RAFFAELLO

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Intervista a Pietro Zampetti

 

RAFFAELLO

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Il restauratore e scrittore Antonio Forcellino

 

 

UN NUMERO SPECIALE DI SCIROCCO dedicato al grande urbinate

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Omaggio a Raffaello

 

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Federico Caffè, l'economista misteriosamente scomparso nell'aprile del 1987

RICORDANDO FEDERICO CAFFE'

Un economista per gli uomini comuni


La straordinaria attualità del pensiero di Federico Caffè, nel ricordo appassionato di uno dei suoi allievi

La recente crisi finanziaria internazionale che, con l’estendersi al settore reale dell’economia rischia di tradursi in una crisi globale, ha prodotto un vivace dibattito sul rapporto tra Stato e mercato, tra etica ed economia e, collateralmente, sulla capacità degli economisti di prevedere e quindi prevenire il verificarsi di tali fenomeni e, in ogni caso, di suggerire cure efficaci e coerenti, pur nelle specificità delle singole situazioni nazionali.

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INTERVISTA

"Vaghe stelle dell'Orsa"
“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti,
e ragionar con voi dalle finestre
di questo albergo ove abitai fanciullo,
e delle gioie mie vidi la fine”.

Quando Margherita Hack si trova a passare per le Marche, nella sua mente ritornano quei versi: meravigliosi, cristallini, unici.
Ma l’astrofisica non è altro che scienza. Punto.
Galassie, pianeti e stelle vanno trattati con tutto il rigore ed il pragmatismo necessari alle fatiche dello scienziato. Misurati, sezionati, analizzati come qualunque altro oggetto di ricerca. Senza poco vantaggiose concessioni all’irrazionale.
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Margherita Hack fotografata da Alessandro Giambartolomei

 

Nella città assediata

“Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro!”
Uno strano viaggio, in un labirinto di vicoli e mura.
Quando il confine è prigione ma anche salvezza
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di Fabio Ciceroni

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Ferruccio Ferroni

 

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Ritratto di Vera, una fotografia di Ferruccio Ferroni degli anni '50

 

 

 

 

FOTOGRAFIA

Il garbato maestro

Un'intervista a Ferruccio Ferroni, scomparso il 5 settembre 2007. I ricordi, la storia di una grande passione per la fotografia
“Leo Longanesi pubblicava un giornalino mensile che si chiamava Il Libraio e che mi ricordava il tempo del liceo quando il professore di lettere ci faceva leggere l’Italiano, edito sempre dallo stesso Longanesi. Così leggevo la rubrica il Giardino dei supplizi - che era una critica ai romanzetti da quattro soldi - come gli scritti sotto pseudonimo del mio amico Giovanni Ansaldo, col quale ero stato in prigionia.
In Italia, la fotografia come forma di espressione della personalità non era ancora riconosciuta a quei tempi. Si privilegiava il dilettantismo puro, l’hobbismo del fine settimana, l’oleografia anche stucchevole, spesso frutto di uno scarso retroterra culturale. Il meglio di allora erano le foto di montagna della scuola piemontese.
I primi veri rivoluzionari furono proprio i componenti del gruppo de la Bussola che riscattarono la fotografia italiana del dopoguerra. Cavalli e compagni esponevano le loro immagini al di fuori dei ristretti circoli specialistici, nei teatri, in luoghi assai frequentati, attirando l’attenzione di un pubblico sempre più vasto sulla fotografia.
Nel 1947 nacque poi la Gondola, che ottenne immediatamente un successo enorme. A fondarla fu Paolo Monti con Gino Bolognini ed altri. Nel 1952 vi entrai anch’io.

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Valentino e Graziano Rossi

 

«ll pilota che gli piaceva di più era Norifumi Abe. Era diventato leggendario, qualche anno fa, quando esordì a Suzuka e batté tutti i mostri sacri di allora»

Mio figlio, Rossifumi

Elogio della velocità, ma solo per chi vuole sfogarsi in pista. Le gare, le passioni e le delusioni di uno che ha la moto nel sangue. Con l’aggravante di essere il padre del nove volte campione del mondo


Valentino Rossi è un’icona del nostro tempo, il centauro ragazzino, che sa incantare e far sorridere, dentro e fuori dalla pista.
Così è suo padre, Graziano Rossi: stessa stoffa, medesima grinta, la capacità di riderci su, di prendersi in giro se necessario. Il sorriso sornione, le immancabili bretelle fantasia su fondo rosso, ci racconta di se’, di quel figlio-fenomeno…

Senti, Graziano, ma perché quel “Rossifumi”?
“Un grande amore, all’inizio della sua carriera motociclistica, per i piloti giapponesi. Il pilota che gli piaceva di più era Norifumi Abe. Era diventato leggendario, qualche anno fa, quando esordì a Suzuka e batté tutti i mostri sacri di allora. E Valentino si ispirò proprio a lui: così venne fuori il “Rossifumi”.
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IL SAN BARTOLO

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OSVALDO LICINI

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IL BRAMANTE

Donnino, grande architetto

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CICERONI RICORDA VOLPINI

Le scommesse di Valerio

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C’è una porta su un resto di muro a “sette teste” che si apre sul vuoto del mare, se l’attraversi, se superi la vertiginosa caduta dei calanchi, ascolti il frusciare ritmato delle acque sul filare della scogliera, scorgi i cerchi larghi delle onde muoversi lentamente verso gli approdi della riva. >>
Sembra nutrirsi l’opera tutta di Licini di spunti agguantati di tanto in tanto, non chiari riferimenti iconografici ma balzi coltissimi dalle coordinate spazio-temporali di apparente distanza. Per alcuni non occorre indagare nelle opere l’appartenenza >>
"Il più grande inventore d’idee architettoniche che da tempi antichi fosse apparso”. Grandi epiteti, termini universali per delineare un uomo eccelso.
Ma, Donato Bramante, o meglio, Donnino come simpaticamente Leonardo da Vinci lo chiamava....
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Un sommesso tenace, un ironico inflessibile maitre à penser? un intellettuale con qualche svogliatura politica? un insoddisfatto notista di costume? Un “cattolico del consenso” come amava provocatoriamente definirsi? o – altra autodefinizione – un poeta mancato? >>

INTERVISTA

Sgarbi marchigiani
Vittorio Sgarbi è di casa da queste parti. Una frequentazione del territorio marchigiano che lo riporta indietro nel tempo:
“A ritroso fino ad un’infanzia in cui i miei genitori andavano tra Fano e Corinaldo... Mio padre aveva dei parenti a Corinaldo; aveva fatto le scuole elementari a Camerino. In quegli anni Sessanta l’obiettivo dell’Italia del Boom economico era di andare nei fine settimana – che già alcuni chiamavano week-end – a mangiare il pesce.
Sono quarantacinque anni che io vedo le Marche. Le ho viste con gli occhi di un bambino, poi con gli occhi di uno studioso che inseguiva nelle chiese le opere di Lorenzo Lotto, sulla strada di Bernard Berenson, e da lì anche i capolavori di altri maestri, soprattutto Crivelli..
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Vittorio Sgarbi fotografato da Alessandro Giambartolomei

Il respiro del bosco

SCIROCCO

RIVISTA DI DIALOGHI, OPERE, FORME DALLE MARCHE

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Raffaello Santi, Putto, part., affresco,
Roma, Accademia
nazionale di San Luca

CULTURA ED ECONOMIA

Dov'è finito Mecenate?


Quel Putto di Raffaello ha il volto luminoso dell‘Angelo, lo sguardo disarmante dell’innocenza. Sa comunicare tutta la dolcezza e l’umanità di chi l’ha dipinto, così come l’impareggiabile buon gusto del mondo rinascimentale da cui proviene. Una figura intrisa di tenerezza e vitalità, uno dei tanti meravigliosi segni lasciati dal grande urbinate. Sapendo catturare e innalzare ad una dimensione quasi spirituale il bello che lo circondava, Raffaello è riuscito a eternare il frutto delle sue fatiche, a comunicare oltre il limite angusto del proprio tempo.

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ELZEVIRO

Tuoni e fulmini!


Mentre si abbattono sul mondo i tuoni del credit crunch americano e i fulmini dell’economia globalizzata iperliberista, rischia di passare inosservato un anniversario importante.
Il 10 dicembre 2008 saranno trascorsi sessant’anni dalla sottoscrizione da parte di tutti i paesi membri delle Nazioni Unite della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
Una guerra atroce, gli ipertrofici e sanguinari totalitarismi del ‘900 appena lasciati alle spalle, spingevano l’umanità lungo un percorso virtuoso, puntellato dai principi basilari di una moralità praticabile. Sopravvissuta ad un incubo, la società si era risvegliata con la speranza di un futuro migliore. Oggi, questa nostra - di società - si sta ripiegando su stessa, è sbandata, facile preda di ogni paura, incapace di partorire una classe dirigente all’altezza dei tempi.


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Bruno d'Arcevia, lampi di Summano

INTERVISTA A SERGIO ANSELMI

Condominio Adriatico

La casa è proprio graziosa, quasi al culmine della collina. Il buen retiro di Sergio Anselmi non esibisce alcunché di sfarzoso, è accogliente, non manca delle necessarie comodità ma - proprio come chi la abita - chiama ad un’idea di praticità, sobria quanto efficace.
Da lì si sente il profumo dei campi e l’odore del mare: due delle cose alle quali Anselmi non rinuncerebbe mai.
Le stanze, immancabilmente ingombre di volumi, oltre che dal severo professore e dalla dolce e silenziosa Maria Ludovica, vengono anche percorse da presenze quasi impalpabili: sono mercanti, corsari, disperati e streghe (il titolo di una delle sue più recenti, fortunate, raccolte di racconti). Gente di ogni genere, chiamata a raccontare la propria trama; come in “Perfido Ottocento”, sono figure che sfuggono all’anonimato del tempo per testimoniare una inattesa verità. I comprimari, gli oscuri suggeritori, i protagonisti di una storia senza maiuscole non sono altro che ombre, silhouette, inghiottite dalla corrente e riportate a galla dallo scrittore, che le ha prese in prestito dalle carte d’archivio..
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«C’è stato un momento di maggiore integrazione culturale fra le popolazioni dell’Adriatico: quando, di fatto, Venezia vi esercitò la sua egemonia.»

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Sergio Anselmi, fotografato da Emanuela Sforza

 

 

TULLIO PERICOLI

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Francesco, Signore della Marca

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PADRE MATTEO RICCI

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ALBERTO CIAMBRICCO

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“L’attenzione verso il paesaggio direi che è quasi un pretesto. Uso il paesaggio come fosse una lingua, un sistema espressivo. Potrebbe essere paesaggio marchigiano, come è, ma anche di un altro posto.
Per fortuna è marchigiano, nel senso che è un paesaggio la cui ricchezza e bellezza mi sono entrate ormai negli occhi, nelle mani”.
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Francesco Sforza, capitano di ventura, abile condottiero ma anche mecenate, era figlio di Muzio Attendolo, detto "lo Sforza" (un appellativo coniato da Alberico di Barbiano) e fratello di Alessandro Sforza, che fu signore di Pesaro. La figlia di quest'ultimo, la piacente e saggia Battista - com'è noto, magistralmente ritratta da Piero della Francesca - andò in sposa a Federico da Montefeltro, il Duca di Urbino. >>

La vita e le opere di padre Matteo Ricci sono diventate anche un best seller, con l’imprimatur della più importante casa editrice italiana: Matteo Ricci. Un gesuita alla corte dei Ming (ed. Mondadori, Milano, 2005). Ne è autrice Michela Fontana, giornalista e scrittrice milanese. E’ una matematica di formazione che... >>

Non si possono dimenticare quelle sere, tutti nella sala dello zio, con il naso all’insù, a guardare la “scatola magica” che, sottospecie di icona tribale, era intarsiata in finto avorio, o vera plastica. Buio, il profumino aromatico di una sigaretta alle prime boccate e un silenzio quasi religioso; qualcuno si sorbiva, ghiotto, l’ultimo caffé della giornata. >>

Maria Grazia Maiorino

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MASSIMO SANTINELLI

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EMILIO ROSINI

La strada di casa
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ARTE E FUMETTO

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FOTOGRAFIA

Il mio nome è Berengo, Berengo Gardin

Cinquant’anni di fotografia, dagli anni ‘40 all’attività con la Contrasto, raccontati con passione e umiltà
Gianni Berengo Gardin è nato il 10 Ottobre 1930 a Santa Margherita Ligure (Genova). Dopo aver vissuto in Svizzera, a Roma, Parigi e Venezia, si stabilì a Milano. Le sue prime fotografie di reportage sono pubblicate nel 1954 su Il Mondo di Mario Pannunzio, con cui collabora fino al 1965. Ha collaborato con le principali testate della stampa italiana ed estera (Domus, Epoca, L’Espresso, Time, Stern, Harper’s, Réalités, Vogue, le Figaro, etc.); ha pubblicato oltre 200 volumi fotografici e realizzato oltre 70 mostre personali in tutto il mondo. >>

 

 

 

«...dopo la guerra, ho cominciato a fare fotografie senza nessun impegno, fotografie turistiche. Foto di viaggio, di collegio, perché andavo in montagna a Pontedilegno; d’estate ero lì, in una specie di colonia-collegio»

 

 

 

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Gianni Berengo Gardin

 

 

 

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Tonino Guerra fotografato da Alessandro Giambartolomei nel 2007

 

INTERVISTA

Le confessioni di un cacciatore di lucertole

 


Il salone, ricavato nella cripta di una chiesa sconsacrata, è sufficiente per una quarantina di persone. Ma ora ci siamo solo noi due, seduti l’uno di fronte all’altro. Attorno farfalle dipinte: sui muri e sui cuscini. Lui, con lo sguardo che saetta dai piccoli occhi di ragazzino, mi guarda incuriosito.

Maestro, il suo legame con la natura. C’è chi, provando ad incasellarla in una qualche fede, la descrive come una sorta di animista. E’ vero, poi, che lei si definisce un assassino di lucertole pentito?
“Sì, è così. Perché i giochi che noi avevamo da ragazzi erano quelli che stavano attorno alla fionda, alle palline… Cose abbastanza miserevoli. E uno di questi giochi consisteva anche nell’uccidere le lucertole. Io ero bravissimo in questo; quindi ho sempre paura, morendo, di incontrarle.
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La scultura di Alceo Pucci

Anime impastate nel cemento

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Ricordando GIORGIO FUA'

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WALTER VALENTINI

Il viaggio astrale
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ARCHEOLOGIA

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INTERVISTA A MASSIMO CACCIARI

Il Golfo di Venezia

Massimo Cacciari sembra proprio stanco. Lì a Ca’ Farsetti è un via vai di gente che vuole solo lui, che lo tampina ininterrottamente. Telecamere, microfoni, diavolerie digitali che s’incrociano negli ampi saloni del nobile edificio affacciato sul Canal Grande. Da un finestrone osservo un po’ disgustato il Ponte di Rialto sommerso, invaso dai turisti: i flash, i gridolini, gli spintoni… D’altronde è questa – a buona ragione - una delle mete più ambite di chi viaggia per il mondo.
Là dentro, nel municipio, tutte le attenzioni convergono su quel volto irsuto, quel signore dal sobrio e bell’aspetto, che in qualche modo mi ricorda il Baldassarre Castiglione di Raffaello. La crisi della politica, il nordest, la laicità… Cacciari è il filosofo, il politico, il sindaco, l’uomo saggio da cui si attendono risposte meno ovvie quanto praticabili.

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«L’Adriatico un grande ruolo può ancora svolgerlo»

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Massimo Cacciari, fotografato per Scirocco da Samuele Galeotti
GIORDANO PERELLI
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UN ARCHITETTO, UNA CITTA'
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SAMUELE GALEOTTI
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INTERVISTA A PREDRAG MATVEJEVIC

Oltre questo mare


Zygmunt Baumann definisce “liquido” questo nostro mondo, in cui le relazioni sociali scivolano sempre più precipitosamente lungo il pendio della precarietà. Liquido è anche quel confine che separa questa terra dall’abbraccio dell’Oriente, dalla sagoma misteriosa e per certi versi inquietante dei Balcani. Lo specchio d’acqua su cui s’affacciano genti diverse per genere e provenienza, le cui storie sono inesorabilmente destinate ad intrecciarsi, è “il mare dell’intimità”: così definisce l’Adriatico Predrag Matvejevic.

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«Nei tempi più antichi, coloro che approdavano sulle sue sponde si trovavano in imbarazzo: è un golfo o un mare? C’è questa dualità.»

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Lo scrittore Predrag Matvejevic

 

SANTE GRACIOTTI
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Alla ricerca dell'Homo Adriaticus
FRANCO CASSANO
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Rotta verso sud

SILVIA BALLESTRA
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Enrico Mattei davanti alla sede Eni di Milano, nei ruggenti anni '50

 

 

 

Enrico Mattei. La storia di un fuoriclasse

Dai primi passi nel mondo dell’impresa al tragico epilogo di Bascapè, la parabola di Enrico Mattei

“Noi crediamo nell’avvenire del nostro Paese; abbiamo fede nelle sue possibilità di miglioramento, nelle sue capacità di sviluppo e di progresso; sentiamo il dovere di lavorare, in tutta la misura delle nostre forze, per costruire giorno dopo giorno l’edificio della Libertà e della giustizia in cui vogliamo vivere in pace e che soprattutto vogliamo preparare per le nuove generazioni, nella speranza che esse non debbano mai patire la dolorosa esperienza che noi abbiamo sofferto.
Ma noi sappiamo anche che altri anelano alla libertà e alla giustizia e sappiamo che soffrono e muoiono per esse.
Per questo noi condividiamo una più ampia visione dei problemi e dei rapporti umani che si allarga dagli individui ai popoli. alla luce di essa le tradizionali barriere costruite per la difesa degli interessi particolari, o anche giustificati da una augusta visione del mondo, dovranno cadere nel riconoscimento dell’identica e universale parità dei diritti degli uomini alla vita e al benessere” (discorso pronunciato da Enrico Mattei a Torino il 1 ottobre 1961). >>

 

 

 

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Enrico Mattei a pesca ad Anterselva
 

Anterselva

Un lago, splendido in mezzo alle Alpi, e la passione per la pesca. Così il gran capo dell’Eni ritrovava equilibrio e serenità


Il lago di Anterselva ha un aspetto pacioso e lievemente ruffiano: una perfetta cartolina delle Alpi, proprio ad un tiro di schioppo dal confine con l’Austria. Quelle sue acque blu turchese riflettono cime e foreste per aprirsi, di quando in quando, in piccoli cerchi disegnati dal guizzare dei pesci. Un’oleografia assoluta, perfezionata dalla presenza di un trio di batuffolosi cigni: scivolano a filo di sponda per esibirsi vanitosi alle digitali dei turisti impegnati nel romantico, quanto imperdibile, giro attorno al lago.
Con tutta probabilità, l’Ingegnere il suo paradiso se lo era immaginato in questo posto. E forse il suo spirito girovaga proprio lì intorno, con una canna da pesca in mano, il cappelletto di tweed, gli stivaloni di gomma verde.
Il naso aquilino a fendere l’aria rarefatta, il marchigiano illustre amava inspirare le essenze balsamiche dei boschi della Antholz Tal, godersi il pluff ravvicinato e beffardo delle sue prede preferite, con la sacrosanta pazienza che, prima o poi, qualcuna gli sarebbe finita all’amo.
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Un paradiso tra le vette

Mattei, Gellner e il Villaggio di Borca di Cadore. La testimonianza di Vincenzo Gandolfi, stretto collaboratore del Presidente ENI


Tra i tanti eccellenti professionisti che ebbero la fortuna di collaborare con Enrico Mattei ci fu anche l’architetto Edoardo Gellner, che si trovò impegnato nella progettazione di importanti opere che il Presidente dell’ENI concepì e realizzò in campo sociale e urbanistico, fra le quali particolarmente significativo ed originale rimane il grande “Villaggio alpino di Corte (Borca) di Cadore”, nel cuore delle Dolomiti.
Proprio un anno fa, a ricordo della figura di Gellner, recentemente scomparso, la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre ha organizzato una “Giornata di studi su Edoardo Gellner architetto - Borca e Gela: architettura sociale del comparto gas - petroli in Italia 1954 - 1962 “.
In quell’occasione il dott. Vincenzo Gandolfi, prezioso e stretto collaboratore di Mattei all’Eni, ha voluto rendere omaggio alla figura del famoso imprenditore marchigiano ed a quella di uno dei maggiori progettisti nel campo del costruire in montagna:
“Guardo con profonda nostalgia al periodo del mio appassionante lavoro in quella che il presidente Mattei amava definire la grande famiglia dell’ENI. Questa espressione che ritornava nel linguaggio del nostro Presidente, il quale non era certo un retore ma una persona di grande sentimento
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Il villaggio progettato dall'architetto Gellner per Mattei a Borca di Cadore, nello splendore delle Dolomiti e a pochi chilometri da Cortina

 

 

 

LA NIPOTE ROSANGELA MATTEI
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Io e lo zio Enrico

GIUSEPPE ACCORINTI
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E noi lo chiamavamo il "principale"

SABINO CASSESE
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Un capitano coraggioso

Ci sono una tempra, un orgoglio, un piglio nel viso di Rosangela Mattei che non si dimenticano facilmente. I suoi occhi si illuminano di una energia potente, improvvisamente si tingono anche dei toni cupi della tristezza e del rimpianto, per poi riaccendersi di una vitalità prorompente non appena si fa il nome dello zio scomparso sul cielo di Bascapé, quel tragico ottobre di quarantaquattro anni fa. >>

Giuseppe Accorinti è uno dei mitici Mattei boys. Ha lavorato per oltre 40 anni all’Eni, ricoprendo incarichi operativi di crescente responsabilità in Italia e all’estero e chiudendo la sua carriera dopo aver fatto per oltre dieci anni l’amministratore delegato ed anche il vice presidente dell’Agip Petroli. Nel maggio del 1993 venne chiamato da Franco Bernabè alla presidenza della Scuola Superiore Enrico Mattei, incarico che ha mantenuto per tre anni.>>

Anche il professor Sabino Cassese fece parte della squadra di Enrico Mattei all’Eni. Un altro dei Mattei boys che poi non sfigurò di certo, a dimostrazione, ennesima, del grande intuito dell’Ingegnere nello scegliersi i collaboratori.
Già Ministro della Funzione pubblica nel governo Ciampi, Cassese è professore ordinario di Diritto amministrativo presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma. Dirige il “Giornale di diritto amministrativo” e la “Rivista trimestrale di diritto pubblico”.
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Specialità della casa


PUBBLICITA' E LIQUORI

 

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Se Arcimboldo fosse vissuto intorno alla seconda metà dell’Ottocento e attivo oltre questa data, nella sua stravagante galleria di personaggi avrebbe inserito anche un ironico ritratto, quello del Consumista. >>

INTERVISTA SU FEDERICO II

Il volo del Falcone

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BRUNO D'ARCEVIA

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FOTOGRAFIA

Il ritratto delle stelle

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TELESFORO JACOBELLI

Io Lelè, gran Re dei Brutti

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