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| Aggiornato il 2-03-2010 |
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Osvaldo e Amalassunta Un incontro impossibile. A Monte Vidon Corrado. >> |
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Francesco Paciotto |
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INTERVISTA"Vaghe stelle dell'Orsa"“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea
tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti, e ragionar con voi dalle finestre di questo albergo ove abitai fanciullo, e delle gioie mie vidi la fine”. Quando Margherita Hack si trova a passare per le Marche, nella sua mente ritornano quei versi: meravigliosi, cristallini, unici.
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Nella città assediata “Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro!” |
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Sembra nutrirsi l’opera tutta di Licini di spunti agguantati di tanto in tanto, non chiari riferimenti iconografici ma balzi coltissimi dalle coordinate spazio-temporali di apparente distanza. Per alcuni non occorre indagare nelle opere l’appartenenza >> |
"Il più grande inventore d’idee architettoniche che da tempi antichi fosse apparso”. Grandi epiteti, termini universali per delineare un uomo eccelso. |
Un sommesso tenace, un ironico inflessibile maitre à penser? un intellettuale con qualche svogliatura politica? un insoddisfatto notista di costume? Un “cattolico del consenso” come amava provocatoriamente definirsi? o – altra autodefinizione – un poeta mancato? >> |
INTERVISTASgarbi marchigianiVittorio Sgarbi è di casa da queste parti. Una frequentazione del territorio marchigiano che lo riporta indietro nel tempo:
“A ritroso fino ad un’infanzia in cui i miei genitori andavano tra Fano e Corinaldo... Mio padre aveva dei parenti a Corinaldo; aveva fatto le scuole elementari a Camerino. In quegli anni Sessanta l’obiettivo dell’Italia del Boom economico era di andare nei fine settimana – che già alcuni chiamavano week-end – a mangiare il pesce. Sono quarantacinque anni che io vedo le Marche. Le ho viste con gli occhi di un bambino, poi con gli occhi di uno studioso che inseguiva nelle chiese le opere di Lorenzo Lotto, sulla strada di Bernard Berenson, e da lì anche i capolavori di altri maestri, soprattutto Crivelli.. >>
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Quel Putto di Raffaello ha il volto luminoso dell‘Angelo, lo sguardo disarmante dell’innocenza. Sa comunicare tutta la dolcezza e l’umanità di chi l’ha dipinto, così come l’impareggiabile buon gusto del mondo rinascimentale da cui proviene. Una figura intrisa di tenerezza e vitalità, uno dei tanti meravigliosi segni lasciati dal grande urbinate. Sapendo catturare e innalzare ad una dimensione quasi spirituale il bello che lo circondava, Raffaello è riuscito a eternare il frutto delle sue fatiche, a comunicare oltre il limite angusto del proprio tempo. |
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INTERVISTA A SERGIO ANSELMICondominio AdriaticoLa casa è proprio graziosa, quasi al culmine della collina.
Il buen retiro di Sergio Anselmi non esibisce alcunché di sfarzoso,
è accogliente, non manca delle necessarie comodità ma
- proprio come chi la abita - chiama ad un’idea di praticità,
sobria quanto efficace.
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Non si possono dimenticare quelle sere, tutti nella sala dello zio, con il naso all’insù, a guardare la “scatola magica” che, sottospecie di icona tribale, era intarsiata in finto avorio, o vera plastica. Buio, il profumino aromatico di una sigaretta alle prime boccate e un silenzio quasi religioso; qualcuno si sorbiva, ghiotto, l’ultimo caffé della giornata. >> |
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FOTOGRAFIAIl mio nome è Berengo, Berengo GardinCinquant’anni di fotografia, dagli anni ‘40 all’attività con la Contrasto, raccontati con passione e umiltàGianni
Berengo Gardin è nato il 10 Ottobre 1930 a Santa Margherita
Ligure (Genova). Dopo aver vissuto in Svizzera, a Roma, Parigi e
Venezia, si stabilì a Milano. Le sue prime fotografie di
reportage sono pubblicate nel 1954 su Il Mondo di Mario Pannunzio,
con cui collabora fino al 1965. Ha collaborato con le principali
testate della stampa italiana ed estera (Domus, Epoca, L’Espresso,
Time, Stern, Harper’s, Réalités, Vogue, le Figaro,
etc.); ha pubblicato oltre 200 volumi fotografici e realizzato oltre
70 mostre personali in tutto il mondo. >>
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Gianni Berengo Gardin
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INTERVISTA
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INTERVISTA A MASSIMO CACCIARIIl Golfo di VeneziaMassimo Cacciari sembra proprio stanco. Lì a Ca’ Farsetti è un via vai di gente che vuole solo lui, che lo tampina ininterrottamente. Telecamere, microfoni, diavolerie digitali che s’incrociano negli ampi saloni del nobile edificio affacciato sul Canal Grande. Da un finestrone osservo un po’ disgustato il Ponte di Rialto sommerso, invaso dai turisti: i flash, i gridolini, gli spintoni… D’altronde è questa – a buona ragione - una delle mete più ambite di chi viaggia per il mondo.
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INTERVISTA A PREDRAG MATVEJEVIC
Oltre questo mare Zygmunt Baumann definisce “liquido” questo nostro mondo, in cui le relazioni sociali scivolano sempre più precipitosamente lungo il pendio della precarietà. Liquido è anche quel confine che separa questa terra dall’abbraccio dell’Oriente, dalla sagoma misteriosa e per certi versi inquietante dei Balcani. Lo specchio d’acqua su cui s’affacciano genti diverse per genere e provenienza, le cui storie sono inesorabilmente destinate ad intrecciarsi, è “il mare dell’intimità”: così definisce l’Adriatico Predrag Matvejevic. |
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Lo scrittore Predrag Matvejevic
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Alla ricerca dell'Homo Adriaticus |
Rotta verso sud |
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Enrico Mattei davanti alla sede Eni di Milano, nei ruggenti anni '50
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Enrico Mattei. La storia di un fuoriclasse Dai primi passi nel mondo dell’impresa al tragico epilogo
di Bascapè, la parabola di Enrico Mattei
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Io e lo zio Enrico |
E noi lo chiamavamo il "principale" |
Un capitano coraggioso |
Specialità della casa PUBBLICITA' E LIQUORI |
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