Il mio Mare
L'Adriatico, dal Caffè San Marco, uno dei locali storici di Trieste, non lo si vede ma lo si intuisce. Conversazione con Claudio Magris |
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Trieste, Claudio Magris fotografato da Alessandro Giambartolomei |
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«L’Adriatico è per me ‘il mare’, perché
è su questa riva che ho conosciuto la grande apertura.» |
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Professor
Magris, sono curioso di sapere cos’è per lei l’Adriatico...
“Cherso e Lussino, con il loro arcipelago, si chiamano anche
Absirtides, nati dal corpo di Absirto, il fratello di Medea ucciso
da Giasone e gli Argonauti in fuga, che ritornavano con il Vello
d’oro.
L’Adriatico è per me ‘il mare’, perché
è su questa riva che ho conosciuto la grande apertura. Certo
l’Adriatico è un mare molto piccolo, è la più
piccola parte del Mediterraneo. Però questa apertura di Trieste
ha avuto un grande ruolo. Golfo che si dischiude nella sua grandezza,
un pezzo italiano un pezzo sloveno un pezzo croato. È una
città in cui il mare è accessibile. Lo raggiungo in
un quarto d’ora: tra maggio e novembre faccio il bagno ogni
giorno. Mia mamma mi ci portava fin da bambino ed io ho sempre in
mente questo senso dell’aperto, dell’abbandono, della
felicità.
In fondo è qui che ho conosciuto quel senso del mare che
dà l’idea che la vita - nonostante tutti i dolori,
i naufragi, i disastri - ha una sua unità, un suo significato.
Ecco perché per me è impensabile l’amore, l’eros,
senza l’orizzonte marino.“ (…) 
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